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Premessa

Il processo di trasformazione organizzativa e gestionale del nostro Ateneo sta entrando nella fase cruciale. La definizione dei rinnovati organi di governo dell’Università rappresenta uno dei passaggi decisivi verso l’adeguamento al nuovo regime definito dalla legge 240/2010.
Come ricercatori, studenti, dottorandi e precari della ricerca intendiamo continuare a prendere parte attiva in questo processo di trasformazione, tentando di far vivere al suo interno un punto di vista critico, coerente con le ragioni che ci avevano portato ad avversare fortemente l’approvazione della legge e per evidenziare l’esigenza di una svolta profonda nei meccanismi di funzionamento dell’istituzione universitaria.

Riteniamo perciò che sia indispensabile aprire subito una discussione pubblica sugli orientamenti di tutti i futuri organi di governo dell’Ateneo: direzioni e giunte di Dipartimento, Senato accademico, Rettore, Consiglio di amministrazione. Alcuni di questi organi sono direttamente e interamente elettivi, altri non lo sono o lo sono solo in parte, come il Cda, ma occorre essere consapevoli dell’intreccio strettissimo fra i diversi organi di governo, disegnato dalla legge 240. Se consideriamo che otto senatori sono per legge direttori di Dipartimento, o che la nomina dei membri del Cda spetta al Rettore o al Senato, ma sulla base di candidature selezionate da un organismo elettivo, è evidente come la fase elettorale sia rilevante per definire le linee di indirizzo dell’Ateneo.

Come primo contributo a questa discussione indichiamo quelli che, a nostro giudizio, dovrebbero essere i punti fondamentali e qualificanti dell’azione di governo dell’Ateneo. Su questi primi punti, che non esauriscono le questioni delle quali occorrerà discutere nei prossimi mesi, ma possono costituire una base di partenza, chiediamo alle diverse componenti dell’Università di esprimersi e di dare la propria disponibilità a promuovere occasioni di confronto e di approfondimento.

Gli impegni

Riteniamo indispensabile che chiunque si candidi a ricoprire incarichi di governo nell’Ateneo si impegni formalmente a sostenere le seguenti priorità di azione:

1) realizzare i Principi generali dello Statuto, affermando con forza la centralità della dimensione pubblica dell’Università, la libertà di ricerca e di insegnamento, il nesso indissolubile tra qualità della ricerca e adeguati strumenti scientifici e finanziari per realizzarla, le pari opportunità, il diritto allo studio;

2) garantire il diritto allo studio come valore costituzionale, attraverso un adeguato finanziamento, senza fondarlo sull’aumento delle tasse o sui prestiti d’onore; con una particolare attenzione verso i disabili, il potenziamento del sistema delle biblioteche, gli strumenti di mobilità nazionale e internazionale, le residenze universitarie;

3) individuare sistemi di sostegno alla ricerca, che abbiano tra i loro obiettivi primari la valorizzazione della ricerca in tutti i settori scientifici, garantendo pari dignità e risorse adeguate a quelli che per loro natura sono meno adatti ad attrarre finanziamenti esterni;

4) rendere più equilibrato il rapporto tra il Consiglio di amministrazione e il Senato accademico, anche attraverso modifiche allo Statuto;

5) allocare le risorse di cui dispone l’Ateneo attraverso un processo condiviso da tutte le componenti della realtà universitaria;

6) concordare il piano organico di reclutamento dei docenti e dei ricercatori con i rappresentanti di tutte le componenti universitarie che svolgono attività di ricerca o di didattica;

7) garantire il diritto alla ricerca a chi di fatto la svolge in maniera continuativa, con particolare attenzione alle figure più deboli come, per esempio, i dottorandi senza borsa e a chi svolge gratuitamente attività di ricerca;

8) modificare il regolamento sugli obblighi didattici di ricercatori e professori, rendendo obbligatorio il consenso scritto, il pagamento della didattica dei ricercatori e definendo in modo non ambiguo la didattica integrativa;

9) promuovere la valutazione qualitativa della ricerca, articolata in modo differenziato in base alle specificità del settore scientifico di riferimento, affrontando in modo critico le distorsioni del sistema di valutazione definito dall’Anvur, denunciandone i limiti e la pretesa neutralità;

10) vincolare l’eventuale rinnovo dell’adesione alla Crui a una presa di posizione netta contro gli orientamenti manifestati dalla Conferenza dei rettori negli ultimi anni (con particolare riferimento all’atteggiamento assunto verso la legge 240/2010) e non aderire in alcuna forma, anche surrettizia, all’accordo sottoscritto il 7 novembre 2011 da Crui e Confindustria.

La nostra posizione

1) UN’IDEA DI UNIVERSITA’

Il nuovo Statuto è il riflesso di una pessima legge, aggravata dal tentativo della classe dirigente del nostro Ateneo di limitare la partecipazione di alcune componenti di studiosi e di lavoratori alla definizione delle nuove regole. Nello Statuto sono però presenti affermazioni di principio e norme di carattere organizzativo che, se applicate con intelligenza e spirito democratico, possono costituire elementi di sviluppo culturale e partecipativo.
L’idea che l’Università debba essere pubblica, libera e aperta deve diventare una pratica quotidiana che ogni candidato rettore, senatore o direttore si impegna a seguire, trasferendo i principi generali in decisioni condivise e trasparenti, rivendicando soprattutto il proprio ruolo di garante del valore pubblico della ricerca e dell’alta formazione, oltre che dei principi costituzionali di pari opportunità e diritto allo studio. Le drastiche riduzioni dei finanziamenti pubblici alla cultura non possono giustificare l’abbandono dei principi fondamentali sui quali si fonda l’istruzione pubblica e accessibile a tutti, né limitare il sostegno alla ricerca fino a renderla, nei fatti, impossibile o di scarso valore scientifico.
La partecipazione a tutti gli aspetti della vita culturale e organizzativa dell’Ateneo costituisce un aspetto essenziale, in quanto non si tratta di un principio astratto ma di un diritto-dovere di chi lavora e di chi studia nell’Università. Tale partecipazione deve essere garantita e stimolata, attraverso la comunicazione, la trasparenza, la definizione di norme che impegnino gli eletti a un rapporto continuo con gli elettori e la più ampia presenza possibile di tutte le componenti nei diversi organi di governo dell’Ateneo.

2) DIRITTO ALLO STUDIO

I candidati senatori, rettore e consiglieri di amministrazione devono impegnarsi formalmente a non aumentare le tasse universitarie nell’arco del prossimo mandato degli organi di governo. Parallelamente è necessaria l’istituzione di una commissione paritetica incaricata di assicurare la congruità del “Regolamento tasse e contributi” con i principi di garanzia del diritto allo studio, di progressività degli oneri in base al reddito famigliare e di tutela delle fasce sociali più povere.
La contribuzione studentesca non deve variare a seconda del corso di studi: i differenti costi di amministrazione dei corsi devono essere responsabilità della sola amministrazione centrale di Ateneo. Lo studente deve essere libero di compiere la propria scelta senza alcuna influenza o ostacolo di carattere economico.
Il sistema dei prestiti d’onore è in netto contrasto con l’art. 34 della Costituzione, non è una misura efficace per abbattere il tasso di abbandono nelle Università, crea ulteriori ostacoli al raggiungimento dei gradi più alti dell’istruzione pubblica. I candidati devono impegnarsi a non perseguire questa strada, ma a ribadire che lo strumento per garantire l’accesso e il diritto allo studio deve rimanere l’erogazione delle borse di studio.
E’ necessario l’impegno a garantire nelle forme più ampie possibili i servizi agli studenti fuori sede e a quelli in difficoltà economiche, in particolare attraverso la difesa e la valorizzazione dell’Edisu; l’impegno a privilegiare, nella gestione dei bilanci di Ateneo, le misure rivolte al miglioramento delle condizioni di studio (aule, laboratori, biblioteche, sale di studio), ridimensionando spese di altra natura (come grandi opere, spese di rappresentanza, relazioni pubbliche, consulenze esterne).

3) SOSTEGNO ALLA RICERCA

E’ prioritario e strategico che i candidati dichiarino con chiarezza che la ricerca deve essere finanziata adeguatamente innanzi tutto dagli enti pubblici e che il contributo del settore privato non deve indebolire i settori di ricerca i cui risultati non hanno una diretta ricaduta economica, produttiva o pratica. La ricerca di base è garanzia nel tempo di sviluppo e conoscenza, e come tale deve essere salvaguardata. Il rapporto con soggetti esterni, in grado di fornire strumenti e risorse alla ricerca pubblica, costituisce un riferimento necessario, a condizione che non contraddica o distorca le finalità complessive della ricerca universitaria, non comprometta le possibilità di docenti e ricercatori di produrre risultati innovativi. Nella distribuzione delle risorse finalizzate alla ricerca deve essere determinante il valore scientifico dei progetti, mentre non deve essere considerato come criterio di selezione prevalente la ricaduta materiale dei risultati.

4) CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

L’ampliamento delle funzioni e dei poteri attribuiti al Consiglio di amministrazione dalla legge 240/2010, con il conseguente ridimensionamento del peso del Senato accademico e di altri organi di governo, si configura come un eccessivo accentramento di potere nell’organo che risulta essere il meno sottoposto a possibilità di controllo democratico. Per contrastare questa tendenza sarà necessario provvedere ad un riequilibrio di poteri in particolare fra Consiglio di amministrazione e Senato accademico ricorrendo se necessario a modifiche dello Statuto; riteniamo perciò indispensabile che i candidati dichiarino espressamente la propria disponibilità in tal senso.
Tali modifiche dovranno indicare in termini meno vaghi e pericolosamente generici i requisiti richiesti per candidarsi al Cda, e stabilire invece dei criteri chiaramente orientati sia a difendere l’indipendenza dell’Università e la sua natura di comunità scientifica, sia a evitare conflitti di interesse in capo ai componenti del Cda. Andrà comunque garantito che la procedura attualmente prevista per la designazione dei membri del Cda si svolga in modo tale da assicurare la più ampia pubblicità delle candidature e delle motivazioni delle decisioni prese sia dalla commissione selezionatrice sia dagli organismi che effettuano le nomine finali.

5) BILANCIO

In una fase di risorse scarsissime e progressivamente decrescenti – a causa di scelte relative al bilancio dello Stato tese a penalizzare e impoverire l’Università pubblica – la comunità accademica deve collettivamente stabilire la strategia di sviluppo dell’Ateneo e le conseguenti priorità di spesa in modo tale che siano indirizzate al potenziamento della ricerca, alla tutela del diritto allo studio, al sostegno alla didattica, al rinnovo delle strutture. Ne consegue che i bilanci di previsione (annuale e triennale) e i documenti di programmazione triennale di Ateneo, d’indirizzo strategico, di programmazione finanziaria annuale e triennale, devono essere sottoposti – prima della approvazione – alla pubblica discussione in una conferenza di Ateneo appositamente convocata con tutte le componenti della realtà universitaria. Parimenti devono essere discussi il conto consuntivo e gli eventuali scostamenti rispetto al preventivo; questi ultimi dovranno essere documentati e giustificati. La diffusione, entro tempi adeguati, sia del materiale utile alla comprensione delle voci di bilancio, sia degli altri documenti in discussione è quindi necessaria per permettere un confronto informato e consapevole. Il Rettore deve farsi garante presso la comunità accademica che il Consiglio di amministrazione – in sede di approvazione dei documenti di cui sopra – tenga nel dovuto conto le indicazioni emerse nella conferenza di Ateneo.

6) PIANO ORGANICO

La definizione del piano organico riveste un ruolo determinante almeno quanto la ripartizione delle risorse, dato che una programmazione pluriennale fondata sulle necessità di ricerca e di didattica è fondamentale per la crescita dell’Ateneo. Occorre inoltre porre le basi per l’effettiva realizzazione della cosiddetta tenure track: ciò al fine di evitare che le nuove figure di ricercatore a tempo determinato si configurino come l’ennesima forma di contratto precario privo di sbocchi realistici nel sistema accademico.
Poiché le scelte in materia di reclutamento si rifletteranno sulla valutazione successiva, con ricadute in termini di prestigio e finanziari, è essenziale che i dipartimenti assumano una forte responsabilità in merito indicando pubblicamente e con chiarezza le prospettive di ricerca e di didattica nel medio periodo. In questo modo si permetterà un confronto aperto in grado di escludere ogni forma clientelare nella gestione del reclutamento e di mettere di fronte al Consiglio di amministrazione i reali bisogni in termini di ricerca e di formazione del nostro Ateneo. E’ quindi necessario il coinvolgimento attivo di tutte le componenti dell’Ateneo nell’ideazione e nella gestione del piano organico, due processi che devono avvenire nella massima trasparenza e pubblicità.

7) DIRITTO ALLA RICERCA

L’applicazione della legge 240/2010 ha identificato alcune figure preferenziali per lo svolgimento delle attività di ricerca e di didattica (assegnisti di ricerca e Rtd). Ciò nonostante, data la carenza di fondi e la sempre più frequente esternalizzazione di talune mansioni, sussistono all’interno dell’Università sacche di precariato non riconosciute. A ciò si aggiunge il problema di figure ibride quale quella del dottorando di ricerca, il cui profilo di studente non tiene conto delle necessità di ricerca connesse a quello che spesso si pone come un primo gradino per l’accesso alla carriera accademica, né lo esime in molti casi dallo svolgimento di attività didattica gratuita e senza sostegno in aula.
E’ necessario garantire il diritto alla ricerca a tutti coloro che di fatto svolgono attività scientifica all’interno dell’Ateneo: (a) recependo il principio per cui senza risorse è impossibile fare ricerca, ed attivando meccanismi virtuosi di gestione del bilancio soprattutto nei confronti delle figure attualmente meno tutelate; (b) assicurando l’accesso a strutture e servizi; (c) creando una anagrafe della ricerca aggiornata annualmente.
Per quanto riguarda in modo specifico i dottorandi, è necessario procedere a fissare regole comuni all’intero Ateneo relative sia alle mansioni previste all’interno dei dipartimenti sia (soprattutto a fronte dell’esistenza di percorsi di dottorato non coperti da borsa di studio) a garanzia dell’accesso ai rimborsi delle spese di ricerca.

8) REGOLAMENTO SULLA DIDATTICA

Negli ultimi anni il costo reale di un sistema sotto‐finanziato è stato scaricato sulle componenti più deboli dell’Università e si è tradotto spesso in uno sfruttamento dei ricercatori precari e strutturati. Il regolamento sugli obblighi didattici deve essere modificato per quanto riguarda la componente dei ricercatori a tempo indeterminato: deve prevedere il loro consenso scritto per accettare un eventuale insegnamento; deve rendere obbligatorio il pagamento della loro didattica dalla prima ora di insegnamento; deve definire la “didattica integrativa” in modo chiaro e conforme a quanto espresso dal Cun. Il Rettore dovrà farsi garante di uno stanziamento di fondi costante e adeguato da parte del Cda per retribuire l’attività didattica dei ricercatori.
I direttori di Dipartimento dovranno impegnarsi ad allocare le risorse umane per la didattica in modo tale che i corsi di base siano insegnati in via prioritaria dai professori ordinari e associati. Dovranno inoltre impegnarsi affinché i corsi proposti ai ricercatori siano il più possibile coerenti con i loro interessi di ricerca, per rendere la funzione didattica più efficace e contemporaneamente penalizzare il meno possibile l’attività di ricerca.

9) VALUTAZIONE DELLA RICERCA

Coloro che si candidano si devono impegnare a introdurre una seria valutazione qualitativa, articolata in modo differenziato in base alle specificità del settore scientifico di riferimento. In tal senso chiediamo che, per quel che riguarda la valutazione individuale, il metodo utilizzato dal catalogo dei prodotti della ricerca di U-Gov venga eliminato e che inizi immediatamente una discussione pubblica sulle distorsioni del sistema di valutazione in atto.
Tale sistema deve essere esclusivamente utilizzato per stabilire una soglia verso il basso e non come metodo premiale, tenendo conto del fatto che una bassa produttività può anche essere il risultato di un insufficiente finanziamento alla ricerca.
Va poi sanata immediatamente – qualunque metodo di valutazione venga adottato dall’Ateneo – la condizione di impari trattamento per i docenti e i ricercatori che abbiano usufruito di uno o più congedi di maternità o parentali, o di congedi di malattia, introducendo adeguati correttivi in linea con quanto già avviene a livello europeo per l’assegnazione di fondi di ricerca.

10) CRUI

La Conferenza dei rettori delle Università italiane ha rappresentato un sostegno decisivo per le scelte del governo precedente, cercando di barattare una pessima riforma con il mantenimento della classe dirigente esistente e con risorse che peraltro poi non sono state concesse. Il Rettore uscente ha dichiarato pubblicamente di aver frequentato poco la Crui, anche se ogni anno il nostro Ateneo paga una costosa quota di iscrizione a un consesso che non ha fondamento come organo rappresentativo, malgrado il ruolo pubblico che ricopre e che gli è impropriamente attribuito.
E’ dunque fondamentale che la partecipazione del nuovo rettore del nostro Ateneo non sia assunta come un dato inevitabile, bensì come il risultato di una rigorosa critica verso le posizioni della Crui, a partire dalla rottura del filo che lega la Confindustria ai rettori italiani con una logica ostile, di fatto, alla difesa dell’istruzione pubblica, della ricerca libera e del diritto allo studio.

Torino, 16 Maggio 2012

Coordinamento ricercatori Rete 29 Aprile
Coordinamento precari
Coordinamento dottorandi
Studenti Indipendenti