Riceviamo e volentieri pubblichiamo, qui di seguito e nell’allegato, una lettera inviata da alcuni colleghi dell’Ateneo di Palermo al Presidente del consiglio di coordinamento dei corsi di studio.

In conseguenza dello sgangherato processo delle abilitazioni, questi colleghi ricercatori comunicano la “necessità, oltre che voglia, di dedicare il loro tempo principale a ciò per cui il loro status giuridico li chiama a lavorare principalmente, cioè la ricerca scientifica”, dichiarando “la loro indisponibilità ad assumere qualunque insegnamento o carico didattico sine die” .

I nodi stanno arrivando al pettine. Come la Rete29Aprile ha più volte evidenziato anche in sedi istituzionali, il percorso delle abilitazioni non farà altro che aggravare lo stato del sistema. Questo per com’è stato pensato, per la vacuità e l’approssimazione più volte palesata dall’ANVUR in una materia delicatissima come quella della valutazione della ricerca, e anche a causa dell’approccio scelto da molte commissioni, che, a giudicare dai primi risultati pubblicati, danno in qualche caso l’impressione di aver scelto gli abilitati pre-determinando il loro numero, non di rado lasciando per giunta pensare che le vecchie logiche concorsuali amico/nemico non siano state affatto superate.

{jcomments on}Le prospettive sono nerissime: tra non abilitati a causa dell’effetto congiunto delle logiche di cui sopra e abilitati che saranno presto suddivisi tra chiamati (pochissimi, viste le risorse scarse) e ignorati (la maggior parte, in cui sarà inclusa, temiamo, la componente di attuali precari, perché più “costosa” per la chiamata), il “tutti contro tutti” è dietro l’angolo o è già iniziato, nel disinteresse generale degli establishment; il sistema è sull’orlo del baratro. D’altro canto, quando si ha la geniale idea di mettere d’un tratto ad esaurimento la categoria più vasta e più attiva (certamente in termini di costo/lavoro), tagliando il ramo sul quale è seduta l’Università, non ci si possono attendere conseguenze positive. Lo ripetiamo ancora una volta: l’unica soluzione possibile, da avviare finché si è in tempo, è il ruolo unico della docenza.

LA LETTERA DEI COLLEGHI:

– Al Presidente del Consiglio di coordinamento dei corsi di studio in Servizio Sociale (L-39) e Servizio Sociale e Politiche Sociali (LM-87) dell’Ateneo di Palermo – Scuola delle Scienze umane e del patrimonio culturale
– Alle colleghe e ai colleghi del Consiglio di coordinamento dei corsi di studio in Servizio Sociale (L-39) e Servizio Sociale e Politiche Sociali (LM-87)

I ricercatori firmatari di questo documento, alla luce dei recenti risultati dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), quelli finora pubblicati, ovverosia per la sociologia quelli relativi ai settori 14/C1 e 14/D1, che vedono solo un candidato abilitato nell’Ateneo palermitano (e in tutto due nell’intera Sicilia), dichiarano la loro indisponibilità ad assumere qualunque insegnamento o carico didattico sine die. Questa decisione, già comunicata al Presidente del Consiglio di coordinamento dei nostri corsi di studio all’indomani della pubblicazione degli atti dell’ASN, cioè a caldo, viene ribadita dopo attenta ponderazione alla luce di varie considerazioni che di seguito illustreremo.
In primo luogo, ognuno di noi che presta servizio a vario titolo (borse, contratti, assegni di ricerca, immissione in ruolo) e insegna presso l’Ateneo di Palermo da molto tempo – in un range valutabile tra i 13 e i 18 anni – con grande impegno e sacrificio, anche personale, sente profondamente lesa la sua dignità ed è costretto a sentirsi delegittimato ad insegnare, anche se la prassi invalsa, pure in sede di valutazione, separa la valutazione scientifica da quella didattica. Ci si chiede dunque, e chiunque (anche gli studenti) legittimamente potrebbe chiedersi: a che titolo a questo punto insegneremmo (e cosa?) data la nostra qualità non riconosciuta dal punto di vista scientifico?
In secondo luogo, i criteri di valutazione prima dell’ANVUR e poi dell’ASN, ampiamente criticati da vari settori della “comunità scientifica nazionale” e criticabili anche alla luce delle numerose ricerche e riflessioni intorno al tema della valutazione, sono stati adoperati da molte Commissioni dell’ASN, ed in particolare da quelle relative ai settori concorsuali 14/C1 e 14/D1, in maniera arbitraria, spesso contraddittoria, producendo esiti che hanno in alcuni casi dell’incredibile e che stanno determinando in moltissimi colleghi il ricorso al giudizio dei T.A.R. in tutto il paese. Inoltre, come recita un documento nazionale di recente firmato da una parte significativa della “comunità scientifica sociologica”, i lavori delle Commissioni hanno determinato “giudizi stereotipi e frettolosi, incongruenze, arbitri valutativi e veri e propri errori materiali” per cui molti dei candidati all’abilitazione si sentono legittimamente delusi, offesi e lesi nella loro dignità di studiosi. Ad ogni modo, indipendentemente dall’esito che avranno i ricorsi in sede giudiziaria o iniziative di altra natura, delle due l’una: o la quasi totalità dei sociologi siciliani è scarsa, e dunque deve necessariamente mettersi al lavoro per recuperare le lacune (dovute anche all’eccessivo tempo speso in carichi didattici che con spirito di servizio ha svolto per l’Ateneo di Palermo), oppure, anche se così non è, come noi rivendichiamo con orgoglio, poiché la partecipazione ad una tornata dell’ASN inibisce per due anni la possibilità di partecipare ad una successiva tornata dell’ASN, questi studiosi hanno necessità, oltre che voglia, di dedicare il loro tempo principale a ciò per cui il loro status giuridico li chiama a lavorare principalmente, cioè la ricerca scientifica.
Vi sono inoltre alcuni altri problemi rimasti irrisolti dopo l’approvazione della legge cosiddetta “Gelmini” – da noi, come da molti altri colleghi, aspramente combattuta – che forniscono ulteriori ragioni per ribadire l’indisponibilità che annunciamo con questo documento:
– in primo luogo la questione dello status giuridico dei ricercatori: non sono considerati professori (se non a domanda, con quella fictio del professore aggregato) – ed infatti non sono obbligati per legge a svolgere attività didattica – però “contano” per i requisiti minimi di docenza e servono a istituire e reggere i corsi di studio;
– in virtù dello status giuridico dei ricercatori, la legge 240/2010 prevedeva che ogni Ateneo emanasse un regolamento che quantificasse la retribuzione della didattica dei ricercatori; finora solo alcuni Atenei nazionali hanno redatto un simile regolamento e in Sicilia solo quello di Catania, di recente, ma non quello di Palermo;
– ai ricercatori, in particolare, viene chiesto di reggere i corsi di studio con carichi didattici eccessivi, non retribuiti, ovviamente per il “bene dei nostri studenti”, ma i ricercatori vengono poi valutati solo sulla ricerca e non sulla didattica, anche quando ricevono per quest’ultima valutazioni molto buone, e in alcuni casi eccellenti, dagli studenti.
Potremmo continuare con l’elencare tanti altri problemi e distorsioni del nostro sistema universitario nazionale, ma ci fermiamo qui.
Ci sembra di avere molte buone ragioni dunque per prendere la decisione che qui comunichiamo.
Siamo consapevoli dei rischi gravi che corrono i nostri Corsi di studio e che la nostra scelta può fare il gioco di chi vuole il ridimensionamento delle scienze umane e sociali all’interno del sistema universitario nazionale. D’altro canto la soluzione di tutti i problemi non può essere sostenuta solo sulle nostre spalle, le nostre vite, anche personali, le nostre legittime aspirazioni di carriera in quanto studiosi. Confidiamo nel fatto che il sistema di governance, da un lato, trovi opportuni rimedi e, dall’altro lato, gli studenti e le loro famiglie facciano sentire la loro voce quando scopriranno che certi Corsi di studio non vi potranno più essere o sono a rischio.
A differenza di quello che è successo nel 2011, all’indomani dell’approvazione della legge 240/2010, questa volta saremo intransigenti, nei limiti di ciò che la legge consente, senza ascoltare il richiamo delle sirene che ci convinsero a tornare indietro sulle nostre decisioni.

Ignazia Bartholini (SPS\07)
Roberta Di Rosa (SPS\07)
Gaetano Gucciardo (SPS\07)
Michele Mannoia (SPS\08)
Marco A. Pirrone (SPS\07)
Cirus Rinaldi (SPS\12)
Francesca Rizzuto (SPS\08)

 

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