Signor Presidente del Senato, le scriviamo perché, come universitarie e universitari, crediamo che sia un’enormità il fatto che la seconda carica dello Stato abbia comunicato urbi et orbi la decisione di querelare un cittadino, un docente universitario che esprime una critica ampiamente articolata. L’espressione “comprereste una costituzione usata e manomessa da questi banditi”, cui Lei si riferisce isolandola totalmente dal contesto del ragionamento politico, è evidentemente un’iperbole, ovviamente una “ipotesi per assurdo”, perché non risulta che nella realtà né lei né gli altri nominati “vendiate” costituzioni. Quanto all’ “usata”, ci sembra che la nostra costituzione sia troppo poco usata, anche se molto abusata. Il fatto che si stia provando a metterci mano (“manomessa”) pesantemente è poi innegabile. Signor Presidente del Senato, “bandito” era l’epiteto con cui i nazifascisti definivano i partigiani, e dunque comprendiamo che possa offendersi particolarmente. Potrebbe dire di voler difendere il prestigio dell’Istituzione, ma non ci risulta (potremmo sbagliare) che abbia mai querelato alcuno dei molti che l’hanno definita “fascista”.

Non è con il manganello delle querele “intimidatorie” (ci domandiamo: si possono definire così?), che sempre più spesso vengono utilizzate contro intellettuali, universitari e cittadini, che il prestigio delle cariche si preserva. Il prestigio, al contrario, si tutela accettando le critiche, anche quelle più colorite, perché è fin troppo banale dire che il potere che può esercitare Lei, la seconda carica dello Stato, per attenzione mediatica, per mezzi finanziari e per il supporto di autorevoli funzionari, è incommensurabilmente più grande di quello di qualunque privato cittadino. Mettersi al servizio dei cittadini, non tentare di zittirli con querele, sarebbe ciò che ci si aspetterebbe da Lei. Questo, sì, preserverebbe il prestigio della carica che, pro tempore, riveste.